Tartare di daino_ Table Tales Chef a domicilio
“Ho trent’anni…. e allora?!”

Questa storia è dedicata a chi, chef a domicilio e non, a trent’anni si carica ancora da matti agli eventi degli adolescenti ma, finalmente, sa come comportarsi e, soprattutto, può indossare il braccialetto over 18 per ordinare alcolici.

A trent’anni, in teoria, il mondo del lavoro tradizionale vorrebbe che tu fossi un uomo con una posizione sicura ed una carriera ben avviata, se non già un buon padre di famiglia almeno sulla buona strada per diventarlo. Io avevo trentatue anni… ed è allora che ho mollato tutto per diventare chef a domicilio. Nei giorni definitivi della mia scelta, nelle mie orecchie – ora che ero grande ed indipendente – non risuonavano più i buoni consigli dei genitori o gli obblighi sociali per convincermi della necessità di avere tutto sotto controllo ed un posto fisso.

Il mio mantra era, solo e sempre, “Ho trent’anni…. e allora?!”,

citazione sofisticata che i profondi conoscitori de Il Pagante ricorderanno in uno dei loro video, fra i più sboccianti e irriverenti della scena musicale milanese. Che, in realtà, se Il Pagante fosse esistito quando io avevo sedici anni, probabilmente non lo avrei mai ascoltato, perché a quell’età sei troppo convinto di dover fare il mezzo-intellettuale-radical-chic ed è solo quando hai trent’anni che ti accorgi di quanta pura ignoranza invece hai bisogno.
A trent’anni entrare in pass è più facile, soprattutto se il pubblico è di gente nata nel Duemila e tu puoi essere scambiato o per l’organizzatore dell’evento o per il papà di uno dei ragazzi, che sicuramente non farà casino nel locale. Ed è proprio qui che vai di secchielli di Long Island all night long, come da adolescente non avevi il coraggio di fare. A trent’anni la tua migliore amica ai concerti ti sale sulle spalle e ti fa la doccia dall’alto con la birra mentre urla a squarciagola “faccio after”, anche se sapete entrambi che ci vorranno tre giorni per riprendersi. E dopo il concerto, il tuo amico della sicurezza (adesso sì che hai capito quali sono le connessioni che contano) ti fa entrare di straforo nel backstage e hai il coraggio di proporre un selfie alla Branca ed alla Naples, che ti guardano un po’ strane mentre tu ancora ripeti “sbatti eeeh sbatti ooohhh”.

Eppure, un grande rimpianto:

non averle invitate a cena insieme a Eddy Veerus. Cosa che posso recuperare oggi, che sono un vero chef: questo piatto è nato per loro, perché fra maionese di gambero rosso (mica fast food) e salsa al Plancton Marino è sicuramente tutto un po’ Too Much, ma in Table Tales – Personal Chef si sboccia così e se volessero onorarmi come ospiti, è sicuro che farebbero di me il Bomber dei personal chef a domicilio.

PREPARAZIONI

Dosi per 4 persone
450 grammi di macinato di daino
5-6 teste di gamberi rossi di Mazara del Vallo
mezzo cucchiaino di Plancton
2 cucchiai di maionese
3-4 fiori di zucca
2 asparagi
olio evo, sale e pepe qb

Procurarsi 450 grammi di carne di daino (un taglio magro) e farne una tartare battendola al coltello o maginandola, a seconda delle vostre preferenze. Condire con sale, pepe e un filo d’olio evo.
Per la maionese di gamberi procedere come nella ricetta già pubblicata a questo link.
Per la maionese al plancton, stemperare mezzo cucchiaino di Plancton Marino con due cucchiai di acqua e unirli alla maionese.
Disidratare i fiori di zucca in forno a 70-80 gradi fino a quando non saranno diventati croccanti.
Tagliare gli asparagi con il pela patate per il lungo, immergerli in acqua e ghiaccio qualche minuto per farli arricciare; scolare e condire con sale, olio e limone.
Impiattare la carne con l’aiuto di un coppa pasta; con l’aiuto di due biberon condire la carne con le due salse ottenute e adagiarvi sopra gli asparagi e i fiori di zucca.

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