Table Tales - Personal chef a domicilio
Sono uno chef a domicilio he vuole bene alla natura…

Tengo al mondo in cui viviamo, faccio la raccolta differenziata, chiudo l’acqua quando mi spazzolo i denti, spengo le luci nelle stanze vuote e non spreco mai il cibo (come ogni chef a domicilio dovrebbe). E, soprattutto, non mi piace buttare via le cose quando ancora funzionano perfettamente.

Purtroppo però, dallo scorso primo ottobre, le nuove leggi regionali e comunali praticamente mi obbligano a sbarazzarmi della mia adorata Volvo V40, vecchiotta e scalcinata, non di certo all’ultima moda, ma veloce e spaziosa quanto basta per lavorarci con Table Tales. Sembra che gli Euro 3 Diesel siano troppo inquinanti. Ma solo dal lunedì al venerdì, per dodici ore al giorno, e solo se trasporti meno di due passeggeri oltre al conducente.
Capirete la vena polemica della storia: sono quasi arrivato a travestire una carota e un finocchio da fantocci umani pur di non rischiare la multa.

Trovo il divieto profondamente ingiusto,

non solo nei confronti di chi non si può permettere di comprare un’auto nuova, ma anche per chi – come me – è profondissimamente affezionato alla sua vecchia signora. Quando la parcheggio la sera dopo il servizio la saluto e le faccio una carezza, perché mi spiace che dorma all’aperto nella notte milanese. Ma lei è forte e fedele e negli ultimi cinque anni si è sempre ripresa dagli acciacchi con poca fatica. Anche quella volta che sulla Paullese sembravo una locomotiva a vapore per tutto il fumo che usciva dal cofano. Anche quando in centro a Montecarlo ci guardavano tutti per il rumore del motore, che nemmeno fossimo in derapata sulla Curva del Casino. Ogni volta che superiamo il Passo del Tonale – un’altra volta e un’altra volta ancora – le offro da bere per congratularmi.

Proprio non me la sento di abbandonarla al suo destino di esportazione o, peggio, di rottamazione, che poi mi sembra tanto inquinante quanto farle vivere i suoi ultimi chilometri a Milano permettendole qualche ruggito fuori dall’area C.
Ecco, se Milano fosse questo piatto, non pretenderei di farle fare rally fra le coste del radicchio dei palazzoni del centro, ma quantomeno di continuare a servire i miei clienti fra il puré della circonvallazione esterna e la salsa al vino rosso della tangenziale.

Preparazione

Dosi per 4 persone
Due radicchi tardivi di Treviso
Un bicchiere di vino rosso
Un cucchiaio di zucchero
4-5 patate vecchie
Un bicchiere di latte
70gr di burro

Per il purè, fare bollire le patate per una mezz’oretta partendo da acqua fredda e con la buccia. Quando cotte spellarle ancora calde e schiacciarle allo schiacciapatate per due volte (anche tre, “ me lo disse Cracco prima di eliminarmi da Masterchef”). Mantecare le patate schiacciate con una frusta aggiungendo il latte tiepido e il burro freddo per ottenere un purè spumoso. Aggiustare di sale e pepe. Se gradite aggiungere una grattata di noce moscata.
Per il radicchio, tagliarne una sezione circolare mantenendo le foglie unite, magari con l’utilizzo di un copa pasta. Sempre mantenendolo nel copapasta per non perdere la forma rotonda cuocere il radicchio a vapore per 5 minuti.
Per la salsa al vino rosso, lasciare sobbollire un bicchiere di vino con un cucchiaio di zucchero e fare ridurre fino ad un terzo.
Impiattare ponendo il pure alla base del piatto, adagiare il radicchio sopra alle patate e condire con la salsa.

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